Bastiano e il Gassho


Bastiano aveva 7 anni ( adesso ne ha 18) quando ad una delle sue prime lezioni di Aikido mi chiese congiungendo le mani nella posizione di Gassho :
"Maestro ma perchè dobbiamo pregare prima di fare l'Aikido".....bella domanda che richiedeva una risposta adeguata e convincente per un bimbo curioso e sveglio.





La prima cosa da dire fu ..." non è una preghiera, come si intende nella religione cristiana"...a distanza di anni adesso nei corsi bambini è rimasta la tradizione che al momento di dire " Gassho"....tutti rispondono " ...non è pregare" :
Gli chiesi quanti polmoni aveva, mi rispose " due" e quante gambe? "due" e quante mani? "due" e continuò ad elencarmi tutto quello che nel suo corpo era in numero di due: poi gli chiesi e cosa abbiamo che è solo uno?...e allora il coinvolgimento fu generale, ma corretto.
Maestro " il cuore!" e un altro " il naso" ed un altro ancora " la bocca"....non è mancato chi ha dato rilievo al suo pisello, scatenando l'ilarità ingenua e curiosa degli altri.
E allora spiegatemi dove nel vostro corpo tutto ciò che è uno... si trova e dove sono posti tutti gli altri organi in numero di due. Dopo attenta esplorazione geografica si arrivò a definire la mappa del nostro corpo, con la soddisfazione di tutti i bambini da cui la sentenza: " Tutto ciò che è due sta a destra o a sinistra della linea mediana, tutto ciò che sta al centro è unico..con grande soddisfazione del bimbo " del pisello" che aveva trovato anche la collocazione degli altri suoi attributi.
Allora quando facciamo Gassho e uniamo le mani lo facciamo al centro..cioè si incontra la mano di destra con quella di sinistra, come se diventasse una sola cosa.


" Maestro..ma anche quando si prega succede così".



"E' vero..ma in Aikido è come se volessimo trovare una unione in noi stessi....per esempio Bastiano hai mai visto che quando succede un guaio a qualcuno una buona parte delle persone allarga le braccia allontanandole dal corpo ( quasi a dire...mi cadono le braccia ) perchè si sentono divisi e poi dopo un pò ( a Napoli succede spesso data la nostra capacità gestuale) si congiungono e si intrecciano le dita davanti al petto ( con anche colorite espressioni verbali)...a tentare di ritrovare sè stessi ...ecco Bastiano quello è un modo per ritrovarsi, per concentrarsi, per trovare la forza dentro ( che la forza sia con me), per non dividersi ed affrontare il problema da risolvere.
Ecco allora Bastiano : " Facciamo gassho per partire a fare una cosa con un animo sereno, senza problemi, uniti e concentrati ed anche con gratitudine."

Ad un adulto avrei spiegato che:

GASSHO è un Mudra che ha un significato molto importante e rappresenta l’unione del nostro essere, la non dualità. La mano destra è la parte destra del nostro corpo, la parte forte, ed è collegata con la parte sinistra del nostro cervello, che corrisponde agli aspetti razionali, decisionali, pratici. La mano sinistra è la parte sinistra del corpo, la parte del cuore, ed è collegata con la parte destra del nostro cervello, che corrisponde all’intuizione, ai sentimenti, alle emozioni. Riunire le mani in Gassho significa unire tutto noi stessi con corpo, mente e spirito in ciô che stiamo facendo: essere totalmente presenti, donarsi al momento che stiamo vivendo. Non ha nulla a che vedere con preghiere o suppliche, ma con la nostra capacità di consapevolezza del qui e ora. 

Ad un adulto più consapevole avrei spiegato che:

GASSHO 合掌 ( lett. Mani unite ....guarda il kanji ...awasu ) in sanscrito Añjali Mudrā ( da Añj che significa onorare, celebrare, portare riverenza) deriva dal Buddismo Shingon ( O Sensei da bimbo andava con la madre a praticare sul monte Kumano - mi sembra -) che però troviamo anche in molte asanas dello Yoga ( Pranamasama) o come saluto nella vita di tutti i giorni in India ( Namaste),



in effetti ci sono due varianti uno a livello del chakra del cuore e uno al di sopra della testa a livello del chakra della corona.
Atmanjali è poi il saluto a mani giunte che esprime ciò che si è detto cioè riverenza e rispetto per se stessi, per il proprio essere ( vedi ad es. Atman da cui Atma - se stesso come essere - es Mahatma oppure atmen ( in tedesco respirare) o per esteso spirito.
Perciò GASSHO è una forma di meditazione che si attua ponendo le mani giunte all'altezza del cuore, le punte degli indici possono toccare il mento mentre la nostra attenzione viene focalizzata al punto di unione delle nostre dita medie dove terminano i meridiani del ministro del cuore. Le due mani congiunte rappresentano l'unione della nostra parte terrena con la nostra parte divina e altresì il connubio della nostra umanità con la divinità suprema.
Tramite Gassho sperimentiamo uno stato di distacco verso tutti i problemi contingenti che ci hanno accompagnato durante il giorno, per entrare a far parte della totalità dell'Uno, di riconoscere l'altro che incontreremo sul tatami come parte di noi stessi, e in ultimo ci dispone a diventare canali energetici puliti e consapevoli ( da cui poi il kokyusoren - esercizi di respirazione che serviranno a riequilibrare tutti i sistemi ( nervoso, circolatorio, periferico, etc) fino a sfociare in un kiai pulito e rappresentativo dell'equilibrio raggiunto ( come un test, ma questa è un'altra cosa che richiede molto più tempo).
In ultima analisi:
Gassho è un gesto che deriva dal Buddhismo Zen. Consiste nell’unire le mani davanti al petto con gli avambracci orizzontali, le spalle rilassate e le mani verso l’alto. Ci si concentra sul Tanden oppure sulle dita medie delle mani ( che rappresentano il centro ed il ministro del cuore ( vedi i canali energetici dell'Agopuntura) e si predispone l’animo ad una SENSAZIONE DI RICONOSCENZA E GRATITUDINE ( genitori, divinità, vita,maestri ed allievi ).
Senza il senso di gratitudine saremmo solo animali. E’ un gesto che noi aikidoisti compiamo all’inizio ed alla fine di ogni lezione.

Chiaramente non è un trattato e c'è molto di più, ma ho pensato a Bastiano e mi è venuto da sorridere. Ora fa la sua strada,ma ha lasciato la tradizione di rispondere all'ordine " GASSHO" da parte dei bambini dell'Aikikai Napoli ..." NON E' PREGARE".

(Rino Bonanno)

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